Bed & Breakfast

Neji e Hinata.

Soli, nella stanza di lei.




«Hinata!» avevano detto all’unisono Kiba e Neji vedendo il corpo della ragazza accasciarsi al suolo, piegandosi con grazia all’indietro. Kiba si era avvicinato di corsa, spaventato, scostando in malo modo Neji. «Neji! Sei impazzito?» gli aveva ringhiato contro alzando la voce. Lui l’aveva guardato un po’ confuso, ma si era ripreso quasi subito… «Io? Guarda che è colpa tua!» gli aveva detto di rimando, leggermente alterato. Kiba aveva sbuffato sonoramente, adirato, e aveva preso in braccio Hinata mentre il cugino osservava la scena impassibile. «Vieni, portiamola in camera sua» e gli aveva fatto strada, calmo. Dopo averla adagiata sul letto, Neji lasciò lei e Kiba soli qualche minuto, per andare a chiamare il padre di Hinata, Hiashi. «Hinata?» ripeté suo zio quando il ragazzo gli ebbe spiegato brevemente l’accaduto. «Mi spiace, ma sto svolgendo un importante lavoro, non posso rimandare…» e aveva ripreso a leggere delle pergamene, come se nulla fosse «…Sono sicuro che saprai occupartene da solo» e aveva aggrottato leggermente la fronte, continuando nella lettura. Neji aveva stretto i pugni, ma poi , dopo aver abbassato leggermente il capo, si era congedato. Tornato in camera, aveva trovato Kiba seduto sul letto, vicino ad Hinata, ancora svenuta. Neji si era avvicinato cauto e aveva attivato il Byakugan per vedere se qualche organo interno era danneggiato, o qualche punto di fuga chakra era ancora chiuso. «Allora?» aveva chiesto ansioso Kiba, fissandolo. Neji aveva scosso la testa «Probabilmente è solo svenuta… Anche a causa del duro allenamento… Per cui dopo una notte di riposo dovrebbe riprendersi del tutto» sentenziò ricambiando lo sguardo, ancora un po’ ostile, dell’altro ragazzo. «Uhg…» aveva mugugnato Kiba, indeciso. Poi si era alzato «Io devo andare ora… Però appena si sveglia fammelo sapere» e dopo aver lanciato un’ultima occhiata a lei, era uscito. Neji si era avvicinato al letto, cauto, e, presa una sedia, si era accomodato accanto alla cugina. La ragazza era stesa, sotto le coperte, a letto, mentre lui le era seduto accanto, e la guardava vagamente preoccupato. Infondo, Kiba aveva ragione, era colpa sua. Non avrebbe dovuto lasciarsi andare, con quel Gentle First appena più potente degli altri, e volutamente indirizzato ad un organo vitale… Chiuse gli occhi, prendendosi la testa tra le mani e sospirando. Iniziava anche lui ad accusare una certa stanchezza. Mh, quanto sarebbe piaciuto anche a lui farsi una dormita… Ma doveva resistere… Voleva, doveva, aspettare che Hinata si risvegliasse, per controllare che stasse bene… e… Beh, magari poteva concedersi qualche minuto, anche solo pochi secondi di riposo, adagiato sul letto… Scostò un poco la sedia, flettendosi in avanti e appoggiandosi con il busto al letto, dove incrociò le braccia sotto la testa. Chiuse gli occhi. Gli sarebbe bastato qualche secondo… solo…




Poco a poco, Hinata aprì gli occhi. Un pallido sole mattutino le riscaldava il viso, ma non era ancora sufficiente ad illuminare completamente la stanza. Si mise a sedere, puntando i gomiti sul materasso, e si lasciò andare in uno sbadiglio, portando le mani alla bocca. Dopo essersi strofinata gli occhi si guardò attorno, un po’ confusa. L’ultima cosa che ricordava era che si stava allenando con Neji in cortile… e poi…?
E, manco a farlo apposta, si accorse che proprio il ragazzo le dormiva affianco, per metà steso sul letto e per metà seduto su di una sedia. Hinata arrossì leggermente, e allungò una mano per svegliarlo. Gli accarezzò i capelli, dolcemente, chiamandolo per nome.
«Neji?» sorrise tra se e se.
«Mmh…» brontolò il cugino, ancora addormentato.
Hinata ritrasse la mano, sbadigliando una seconda volta.
Ora qualcosa si ricordava… il saluto di Kiba, e il Gentle First di Neji… e poi doveva essere svenuta.
Ma Neji che ci faceva in camera sua? Era restato con lei tutta la notte?
Sorrise silenziosamente, osservando il cugino.
Poi attirò le gambe al petto, per fargli più spazio, arrossendo.
Ma con quel gesto, Neji al contrario si destò, aprendo gli occhi di scatto. Si mise a sedere in posizione eretta sulla sedia, guardandosi attorno ancora visibilmente assonnato.
«Buongiorno» lo salutò Hinata guardandolo timidamente.
«Ah…» Neji abbassò lo sguardo imbarazzato, rendendosi conto di essersi addormentato «Buongiorno, Hinata-sama…»
«Nii-san, che ne dici se da oggi in poi…» prese a tormentarsi le dita, un po’ in imbarazzo anche lei «… Se da oggi in poi, almeno quando si-siamo da soli… ci diamo de-del tu?»
Neji rimase un po’ interdetto, osservandola sorpreso.
«D’accordo come desidera…» si alzò «Cioè, come desideri» si corresse.
«Penso sia ancora molto presto…» riferì lei guardando fuori dalla finestra il sole, che si era appena stagliato del tutto all’orizzonte. «Che ne dici se preparo la colazione?» chiese sorridendo, mentre continuava a guardare altrove, rossa in viso.
Neji annuì silenziosamente, uscendo.
E lei lo seguì in cucina, con passi leggeri e calmi, per non svegliare nessuno.
«Cosa ti preparo?» chiese affabile raggiungendolo sulla porta.
«Un tè andrà più che bene, grazie» rispose Neji sedendosi a tavola.
Hinata annuì e aprì la credenza per estrarne due tazze e l’infuso per il tè. Ora che ci faceva caso, era raro che lei e Neji si trovassero a fare colazione insieme la mattina. Solitamente lui usciva molto presto, e lei non mangiava quasi mai nulla…
Mise l’acqua a bollire, sospirando e lisciandosi i capelli con le mani, rigirandoseli tra le dita.
Neji la osservava incuriosito, dall’altra parte dell’ampia stanza. Non aveva mai visto Hinata appena sveglia, e doveva ammettere che era ancora più carina del solito. Arrossì impercettibilmente, prendendosela con se stesso per quei pensieri, che non avrebbero nemmeno dovuto sfiorargli la mente.
«Hai impegni per oggi?» chiese lei ad un tratto, sempre dandogli le spalle, rompendo quel silenzio imbarazzante.
Neji scosse la testa, in segno di diniego «No…» rispose. «Ah, sì, avevo promesso a Gai-sensei e a Lee di aiutarli…» ricordò grattandosi la nuca, contrariato.
«Aiutarli a che proposito?» chiese curiosa Hinata servendo le due tazze di tè bollenti a tavola, e sedendosi di fronte a lui. «Dovete raccogliere delle patate per caso?» rise pensando alle strane missioni che a volte assegnava Gai ai suoi alunni.
Neji arrossì imbarazzato «No, certo che no…» borbottò «Dobbiamo scortare una vecchietta fino ad un villaggio qui vicino» e iniziò a bere il suo tè.
«Ah, capisco…» Hinata lo imitò.
I due bevvero silenziosamente, per qualche minuto, senza nemmeno guardarsi per non creare più imbarazzo di quello che già si era venuto a creare. Ma in quel silenzio di tomba, rotto solo da qualche rumore proveniente dalle camere dei loro parenti che dormivano nelle stanze accanto, o dagli uccellini che iniziavano a cantare sugli alberi del cortile, i due iniziarono a poco a poco a rilassarsi. Neji fece scivolare le gambe, sotto al tavolo, leggermente più di lato, e inaspettatamente sfiorò quelle di lei, che arrossì violentemente in pochi secondi.
«Ah, scusi…» e si era ancora sbagliato, dandole del lei.
«Non-non importa» rispose lei finendo di bere, ritraendo fulminea le gambe.
Neji sentì il calore che aveva provocato quel lieve contatto affievolersi poco a poco, fino a scomparire del tutto.
Lei appoggiò la tazza sul tavolo, riprendendo a tormentarsi le dita, fissandosele ancora rossa in viso…
«Neji…» lo chiamò deglutendo «Gra-grazie per ieri…»
E lui capì. Capì che quel grazie era sicuramente riferito al fatto che le aveva proposto il duro allenamento per distrarla dalla sua delusione amorosa con Naruto.
«Non deve…» si schiarì la voce e si corresse «…Non devi ringraziarmi per così poco» le assicurò accennando un sorriso.
Hinata sembrò illuminarsi, dopo quel piccolo e breve sorriso.
«Buongiorno»
I due si voltarono con un sussulto, quasi stessero facendo qualcosa di male, mentre Hiashi entrava in cucina.
«Buongiorno Hiashi-sama» lo salutò rispettosamente Neji scattando in piedi.
…E Hinata notò, a malincuore, che qualsiasi traccia del sorriso era scomparsa. «Hinata, vedo che stai meglio» osservò sedendosi a capotavola.
«Sì padre…» si alzò anche lei «Le preparo qualcosa da mangiare?» chiese un po’ titubante, con una mano appoggiata allo schienale della sedia.
…E Neji notò che a suo padre dava del lei, mentre a lui dava del tu.
«Oh, sì grazie, una tazza di tè andrà benissimo» le rispose sfilando una pergamena dalla tasca del kimono e iniziando a leggerla, da subito interessato.
«Io ora vado, ho una missione da svolgere quest’oggi» Neji fece un breve inchino «Hiashi-sama, Hinata-sama…» li salutò rispettosamente, lanciando un’ultima occhiata alla cugina, che la ricambiò con un sorriso raggiante, accompagnato come sempre, da una spruzzata di rossore sulle guance. Chiuse la porta alle sue spalle, soddisfatto e stranamente felice, senza saperne bene il perché.


Capitolo 3 ---»
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